Maria Antonietta, un simbolo osteggiato. Superiorità della tradizione e dello spirito sulla materia

di Plinio Corrêa de Oliveira

12 Giugno 1981 (*)

 

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In questo ritratto, la regina di Francia Maria Antonietta (*2/11/1755  +16/10/ 1793) tiene la rosa con tanta arte, da sembrare che stia mostrando il fiore a chi contempla il quadro, mentre infatti sta dicendo: Guardami, e osserva come la rosa è un simbolo di me stessa.

In lei si può notare non la forza, né la quantità, ma la qualità e il rango. Non ha gli splendori della forza, ma le superiorità della fragilità quintessenziata. Alta categoria, alta tradizione, alta ascendenza ed elevato passato storico rappresentato in una persona fragilissima. Tuttavia, nella sua fragilità esterna la forza di ciò che rappresenta. La regina quasi deride e scherza con la forza, mentre afferma: Vedete, fisicamente io sono tutta questa fragilità, ma sono tutto ciò perché rappresento dei princìpi.

In fondo, tutti questi aspetti contengono una dottrina: l’uomo vale molto più per la sua anima che per il suo corpo. Vale molto più per questa somma del passato con il presente, in quanto potendo fiorire in un futuro, che per un semplice istante della vita.

Dov’è rappresentata la forza? In lei nulla è molle o trasandato. Tutto il corpo è teso ed eretto, nulla indica una posizione accomodata, specialmente il capo. Il collo alto si erge e lei guarda dall’alto, ma senza arroganza. Guarderebbe così persino un palazzo di 80 piani, che paragonato alla regina si ridurrebbe alle dimensioni di una scatola di fiammiferi…

Quindi, fa venire i brividi pensare che quel collo verrebbe ghigliottinato. Infatti, i rivoluzionari lo tagliarono, pensando che così avrebbero sminuito la persona. E invece la figura di Maria Antonietta è rimasta proiettata per sempre, e sino alla fine del mondo si parlerà di lei.

Quando qualcuno è vittima di una certa forma di brutalità contro il diritto, la tradizione e la nobile fragilità, acquisisce l’apparenza di chi ha subito il martirio, cresce smisuratamente e perdura indelebile.

I tentativi della forza e della materia non valgono nulla contro chi rappresenta lo spirito. La superiorità della tradizione e dello spirito viene rappresentata in questa mentalità, che si afferma in questo modo: “Io sono ben consapevole di quel che sono. Sono ciò che sono”.

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In nome della “Fraternité…”

(*) “Catolicismo”, Sao Paulo, Marzo 2018. Traduzione a cura del sito “Circolo Plinio Corrêa de Oliveira”.

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