Commenti alla «Lettera circolare agli Amici della Croce», di S. Luigi Grignion di Montfort (I)

Nel 1714, S. Luigi Maria Grignion di Montfort scrisse la «Lettera circolare agli Amici della Croce», indirizzata ai membri di un’associazione laicale di Nantes di cui era ispiratore.

Plinio Corrêa de Oliveira commentò quest’opera in una serie di sedici riunioni per soci e cooperatori della TFP brasiliana, nel 1967. Siamo lieti di trascrivere alcuni brani delle prime tre conferenze. Il testo è tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore, e conserva quindi la struttura del linguaggio parlato. I sottotitoli sono redazionali (*).

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Prima conferenza

Leggiamo, quindi, un brano della «Lettera circolare agli Amici della Croce», di S. Luigi Maria Grignion di Montfort:

“Amici della Croce, alunni di un Dio crocifisso! Il mistero della Croce è sconosciuto ai Gentili, respinto dagli Ebrei e disprezzato dagli eretici e dai cattivi cattolici. Eppure è questo il grande mistero che dovete apprendere sperimentalmente alla scuola di Gesù Cristo e che solo da lui potete imparare. Cerchereste invano in tutte le scuole di pensiero dell’antichità un filosofo che l’abbia insegnato; invano chiedereste consiglio alla luce dei sensi e della ragione. Solo Gesù Cristo, con la sua grazia vittoriosa, può farvi conoscere e gustare tale mistero.

“Alla scuola di sì gran Maestro, diventate dunque esperti in questa scienza sovreminente e con essa possederete tutte le altre scienze, perché questa le racchiude tutte in modo sublime. Questa è la nostra filosofia naturale e soprannaturale, la nostra teologia perfetta e misteriosa, la nostra pietra filosofale che per mezzo della pazienza rende preziosi i metalli più vili e trasforma i dolori più acuti in delizie, la povertà in ricchezza, le umiliazioni più profonde in motivo di gloria.

“Chi di voi sa portare meglio la croce, anche se analfabeta, è il più sapiente di tutti. Udite il grande apostolo Paolo. Dopo il ritorno dal terzo cielo in cui ha conosciuto misteri nascosti persino agli angeli, esclama di non sapere e di non volere conoscere altro se non Gesù Cristo crocifisso. Consolati, povero uomo non istruito, povera donna senza talenti e cultura. Se sai soffrire con gioia, ne sai più di un professore della Sorbona che non sappia soffrire bene come te”.

L’anima che ama la Croce di Cristo: una “pietra filosofale”, generosa e soprannaturale

Ci sono molti pensieri qui. Uno è il principio: che l’amore alla croce dà all’anima una categoria, una qualità che la trasforma in una sorta di “pietra filosofale”. Secondo antiche leggende, la “pietra filosofale” era una pietra misteriosa che, per semplice contatto, tramutava in oro anche i materiali più vili.

  1. Luigi Grignion paragona l’amore alla Croce alla pietra filosofale. Cioè, la persona che ama la Croce di Cristo è completamente trasformata. Dall’essere un’anima banale, senza orizzonti, tiepida, ripiegata su se stessa, si trasforma per l’amore alla Croce, in un’anima generosa, soprannaturale e come senza difetti. Dico “come” perché è chiaro che la causa principale dei difetti resta.

Qui ci riferiamo al detto di S. Luigi Grignion: “La croix la rend fervente et pleine de vigueur” (La Croce la rende fervorosa e piena di vigore).

L’amore alla Croce: accettazione teorica e concreta della necessità della sofferenza

In cosa consiste l’amore alla Croce? Naturalmente, l’oggetto immediato è il dolore di Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso, cioè il dolore della Sua passione e morte.

La Croce è lo strumento materiale del Suo dolore. Dietro di essa, però, vi è l’accettazione del principio secondo il quale, dopo il peccato originale, è necessario che l’uomo soffra. L’uomo che non vuole affrontare le sofferenze, sentendo sulle spalle il peso del dolore, facendo il proprio dovere, questo uomo non vale nulla. Al contrario, se egli ha la volontà di accettare le sofferenze, allora egli si trasforma completamente.

Le Croci possono essere grandi o piccole, secondo la scuola spirituale di ciascuno. Ciò che è necessario, però, è la rinuncia al mito che si possa vivere senza la Croce, ricusando con orrore qualsiasi sofferenza, rifiutandosi di essere un’anima forte.

Forte nel senso che, in unione con Nostro Signore Gesù Cristo e le lacrime di Maria Santissima, l’anima ottiene il potere di soffrire ciò che la Provvidenza gli chiede. Grandi sofferenze, se la Provvidenza gli chiede grandi sofferenze; piccole sofferenze, se la Provvidenza gliene chiede di piccole. L’anima deve essere sempre disposta a dire “sì” a qualsiasi sofferenza la Provvidenza voglia porre sulla sua strada. Questo è amore alla Croce.

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Amore alla Croce e necessità della grazia. Ruolo della Madonna

Questo amore alla Croce è un aiuto soprannaturale che non può essere ottenuto senza una grazia. Pensare di avere tale amore senza una grazia soprannaturale è stoltezza. Gli uomini hanno un naturale orrore della sofferenza, non hanno nessun amore per nessuna forma di sofferenza.

Questo amore è una grazia del Cielo che si ottiene per mezzo della Madonna, per i meriti immensi del suo dolore e, soprattutto, per i meriti infiniti della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa è la grazia che noi chiediamo. È così che l’anima diventa forte.

Esempio dell’azione della grazia: l’assedio all’Alcázar di Toledo

Qualche tempo fa abbiamo sentito il racconto del famoso assedio all’Alcázar di Toledo, durante la guerra civile spagnola del 1936. La guerra fu una reazione dei cattolici contro i comunisti, in uno scontro aperto. Nella città di Toledo, chi voleva fuggire dai comunisti, trovava riparo nell’Alcázar, un castello medievale, dove allora funzionava la Scuola Militare.

La maggior parte delle persone lì riunite per caso, in realtà lo erano per un disegno della Provvidenza. Di sicuro, nessuno di loro aveva mai pensato di diventare un eroe. E, tuttavia, compirono atti meravigliosi di eroismo, perché corrisposero alla grazia divina che diede loro la forza di realizzare cose assolutamente incredibili. Qui si vede la potenza della grazia.

Ci accorgiamo, dunque, come la grazia ha trasformato uomini e donne della strada, riparati nell’Alcázar per fuggire dai comunisti, in veri eroi ed eroine, che hanno scritto una delle pagine più epiche di eroicità cattolica di tutti i tempi.

La TFP, un “Alcázar” ideologico

Ciò che accadde a queste persone può accadere anche a noi: la grazia ci può raggiungere e trasformare in eroi. Infatti, la vocazione di un membro della TFP è di essere un eroe. La TFP è una sorta di “Alcázar” ideologico.

Tutto ciò che si racconta su quella fortezza, è paragonabile sul piano morale alla nostra lotta, che è tremenda, ai nostri sforzi e alle nostre azioni. Noi dobbiamo chiedere questo amore alla Croce, per diventare degni di tale vocazione.

Qualcuno dirà: “Quello (dell’Alcázar ndr) fu un gesto normale, il popolo spagnolo è di per sé molto eroico”. Rispondo: è molto eroico, ma sa pure scappare. La Spagna non è solo la terra di Don Chisciotte, ma anche di Sancio Panza. In tutto il mondo vi sono Sancio Panza. Eccome!

(*) Traduzione a cura dell’Associazione Tradizione, Famiglia, Proprietà.

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