Plinio Corrêa de Oliveira

AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTA

 

Dipingendo l'anima umana

 

"Catolicismo" Nº 05 - Maggio 1951

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Una tendenza molto frequente negli artisti la cui produzione può essere considerata tipicamente "novecentesca" è la deformazione dell'uomo. Rifuggendo dal copiare la realtà nelle forme in cui l'occhio umano normalmente la vede, la rappresentano con alterazioni volte a manifestarne l'aspetto più profondo. In teoria, non c'è nulla di sbagliato in questo processo. Tuttavia, è degno di nota il fatto che, quando alterano gli aspetti ordinari della realtà, molti artisti, del tipo più tipicamente moderno, di fatto deformano la realtà fino a renderla quasi orrenda. Così nei dipinti moderni non è difficile trovare figure umane perfettamente coniche: testa minuscola, spalle appena più larghe della testa, vita molto più larga delle spalle, gambe che sembrano crescere fino alla caviglia in cui si infilano piedi letteralmente immensi. In alcune sculture, i colli non solo sono estremamente spessi, ma anche deformati, presentando in un punto o nell'altro gozzi allarmanti. In breve, se un mago si presentasse a qualsiasi uomo normalmente sensibile e gli offrisse un liquido per trasformare la sua fisionomia e il suo corpo in quello di una figura dell'arte moderna, tale offerta sarebbe seguita da un immediato ed energico rifiuto... Questa ossessione per il deforme, il brutto, persino l'orrendo, ha raggiunto i limiti dell'inconcepibile in certe produzioni artistiche. Si pensi, ad esempio, al dipinto intitolato "La nostra immagine" (David Alfaro Siqueiros, "Nuestra imagen actual", 1947. Col. Museo de Arte Moderno, INBA, Messico), che pubblichiamo qui. È la figura morale della razza umana, presentata da un artista tipicamente ultramoderno.

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Nessuno mette in dubbio che nell'universo esistano terribili deformità fisiche e morali e che sia lecito per l'artista rappresentarle, purché non ne derivi un'offesa alla morale. Ma dipingere solo orrore, dipingere e scolpire solo per deformare, come se l'universo non fosse altro che un ricettacolo di ignominie, rivela uno stato d'animo sbagliato e una concezione indubbiamente falsa e pericolosa, sia degli uomini che del mondo. Questa tendenza all'orrido ha alla base una visione disperata e blasfema della creazione, che è opera di Dio. Dipinti o sculture realizzati sotto l'influenza di questa visione deformano l'anima; e gli ambienti impregnati di questo stato d'animo non possono che degradare l'uomo, spegnendo in lui ogni slancio di intelligenza e di volontà verso un ideale veramente nobile, puro ed elevato.

Per contrasto, presentiamo qui, preso a caso dall'immensa produzione artistica dei secoli passati, un quadro che rappresenta un uomo nella sua maturità.

Molto più che il fisico di quest'uomo, rappresenta il suo stato d'animo, il suo temperamento morale. Si tratta di Richelieu, dipinto da Philippe de Champaigne in tre diversi atteggiamenti. Tutte le qualità - e anche tutti i difetti - del grande statista si riflettono in questo mirabile studio, in cui l'animo umano poteva essere ritratto nella sua forma più intima, vivace e sottile, senza che l'artista dovesse ricorrere a deformazioni che degradano la stessa natura umana.