Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Corruzione nella società odierna:

quale soluzione?

 

 

 

 

 

4 Dicembre 1993 (*)

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L'ex presidente del Brasile "Lula" conduceva una ingente corruzione finanziaria, perpetrata durante il suo governo neosocialista.

Ma, ancor peggio, promuoveva la corruzione ideologica voluta accanitamente dal clero progressista della "Chiesa nuova", perché ispirata alla sinistrorsa "Teologia della liberazione", già condannata dalla Chiesa.

 

È lecito finanziare i candidati politici?

È legittimo, per principio, che un uomo ricco, un imprenditore, spenda una somma importante per favorire l’elezione di un politico difensore di idee simili alle sue?

In tesi, il fatto che una persona ricca faccia una donazione per l’elezione di qualcuno che non possieda mezzi economici non è, di per sé, un atto disonesto. Può persino essere considerato un atto di virtù. Anzi, sarebbe un uomo molto meschino chi, essendo in grado di facilitare, attraverso contributi finanziari, l’accesso a una carica pubblica importante di un candidato che presenti un programma in grado di salvare il paese, non lo faccia.

Orbene, la situazione cambia quando egli lo fa, non per affinità ideologica o per idealismo patriottico, bensì per un accordo falsato. Infatti, se questi finanzia un candidato solo perché gli saranno concessi vantaggi nello svolgimento delle sue attività economiche, per esempio ricevendo in cambio un appalto privilegiato, la combinazione diventa falsata. Una tale combinazione implica, molte volte, che l’appalto sia vinto non dall’azienda più competente, bensì da quella che ha facilitato i soldi al candidato o al partito. Un tale accordo trasforma un atto idealista in qualcosa di affaristico, mostrando il lato nascosto e spurio di un tale sistema.

Vengono meno le regole della libera concorrenza e si stabilisce un sistema che puzza di monopolio, poiché il vincitore dell’appalto potrà applicare il prezzo che vuole. Questo è un atto profondamente disonesto, perché la ditta vincitrice scaricherà sulle spalle dei cittadini il costo del favore ricevuto.

Dettaglio dell'alegoria del Buono e Malo Governo (Ambrogio e Pietro Lorenzetti, s. XIV, Pallazzo Pubblico di Siena)

Ci si domanda: questo problema è intrinseco alla democrazia o al capitalismo?

Considerate le cose in tesi, questo tipo di corruzione non squalifica la democrazia stessa, né il sistema economico di libero mercato. È una distorsione che può facilmente verificarsi in qualsiasi forma di governo, sia esso democratico o monarchico. E succede sia nel sistema economico capitalista sia in quello comunista. Conviene ricordare che nel comunismo i membri del Partito - specialmente la cosiddetta nomenklatura - costituiscono una casta, che ottiene tutti i vantaggi. 

Il livello della moralità pubblica

Il problema è fondamentalmente morale e religioso. Il nocciolo del problema non si trova nella forma di governo o nel sistema economico. Risiede nel grado di moralità pubblica e, in particolare, nel comportamento degli uomini pubblici. Quando ci sono persone che prendono sul serio l’esistenza di Dio e seguono la Sua Legge, tali cose non succedono.

Dove, invece, la popolazione non prende sul serio l’esistenza di Dio e non segue la Sua Legge, è inevitabile che molte persone rubino, si appropriano cioè di beni che non appartengono loro.

Si tratta, dunque, di un problema che, pur contenendo riflessi economici e politici, è fondamentalmente morale e, come tale, coinvolge un problema religioso. Dove non c’è religione né moralità, dove i valori religiosi non contano e la Fede è dimenticata, le cose andranno necessariamente verso il disfacimento di tutto l’ordine economico, politico e sociale.

E la repressione del furto?

È chiaro che ogni tipo di illegalità e di immoralità pubblica va soppressa categoricamente. Tuttavia, la corruzione non sarà mai eliminata semplicemente punendo i corrotti. In un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione non adempie i Dieci Comandamenti della legge di Dio, il numero dei corrotti tenderà a crescere indefinitamente. Se cinque di loro sono arrestati, chiunque creda che il numero dei criminali diminuirà di cinque unità si inganna. Sono stati semplicemente lasciati cinque posti liberi. E per coprirli arriveranno non cinque ma cinquanta candidati, cioè cinquanta nuovi ladri. E la corruzione aumenterà. 

Ufficializzazione del furto

Se persino gli onesti sono a volte costretti a prevaricare quando il riconoscimento dei loro diritti dipende da funzionari pubblici corrotti, cosa dire dei disonesti? Oggidì, quello che corrompe è tenuto in considerazione come una persona abile. Chi non lo fa è, invece, disprezzato come ingenuo. L’astuto guadagna soldi. L’onesto vive nella povertà. La pratica della bustarella si diffonde come una macchia d’olio penetrando tutta la struttura sociale.

Quando il numero dei corrotti diventa talmente grande, è praticamente impossibile reprimere il crimine senza mettere l’intera nazione in carcere. Qualcuno ha pensato a depenalizzare la corruzione, declassandola da reato a illecito civile, punibile non col carcere ma con una semplice pena pecuniaria. Questo non è altro che l’ufficializzazione della rapina.

Così, se un ladro è sorpreso rubando polli, può andare in carcere e macchiare la sua fedina penale. Se, invece, un politico riceve soldi illeciti, non va in carcere. Paga una multa, e via! Senza che la sua reputazione sia nemmeno scalfita. Così la corruzione diventa una pratica ufficiale. La proprietà privata non è più rispettata. Non solo si moltiplicano gli appalti fasulli, ma lo stesso mondo aziendale si corrompe, essendo fondato non più sul lavoro onesto ma sulla frode.

In una tale situazione, il lavoro onesto perde prestigio e influenza. La disonestà diventa il modo privilegiato per fare i soldi. Il furto diventa padrone. E il sistema economico, comunista o capitalista che sia, sprofonda nella corruzione. Il Paese diventa una “rapinaland”, dove una minoranza di ladri si arricchisce ed assume il potere, a scapito della maggioranza. Risultato: si perde ogni decoro pubblico, e si scivola verso il caos.

Quale rimedio a tutto ciò?

Quel che manca nelle società di oggi sono le élite. Innanzitutto quelle morali. Ma élite composte, per eccellenza, di famiglie in cui si conserva il ricordo degli avi, dei personaggi celebri per la loro onestà e che servono da modello.

Ebbene, la democrazia, in concreto, ha rovinato il prestigio delle vere élite. Se non ci si adopererà per il prestigio delle élite, nulla potrà essere ottenuto.

Infatti, con l'intenzione di favorire le classi più modeste della società contemporanea, la democrazia ha dotato la società di una struttura sempre più egualitaria. Da qui è risultato il progressivo appiattimento delle vere élite e la graduale scomparsa delle strutture e dei valori che la società aveva distillato per portare al potere i suoi esponenti più istruiti e capaci.

A questo fatto si deve il disorientamento e la tendenza al caos, sempre più pronunciati al giorno d'oggi. Se non lavoriamo per il ripristino delle élite, non potremo mai attuare un profondo cambiamento. 

L'unica soluzione di fondo

La radice di ogni male sta nella mancanza della religione. Se si praticasse la vera religione, non ci sarebbe corruzione. Tutti si lamentano della corruzione, ma nessuno vuole praticare la religione. In effetti, molte persone sanno chiaramente che la soluzione sta nel ritorno alla moralità basata sulla religione, ma non ne vogliono sapere perché un clima di austerità e di rigore morale li costringerebbe a cambiare il proprio stile di vita. E questo loro non lo vogliono. Possono urlare contro la corruzione come un male spregevole, ma smettere di peccare consiste in qualcosa di molto diverso...

Per affrontare una tale situazione è necessario svolgere un apostolato di natura essenzialmente religiosa, che attiri la grazia divina. Con l’aiuto della grazia, questo genere di apostolato potrà toccare le anime, le intelligenze e le volontà, producendo conversioni vere. Partendo da queste conversioni, si potrà cominciare a pensare ad una soluzione. Orbene, tali conversioni sono ovviamente molto difficili da raggiungere in tempi di immoralità generalizzata, perché le persone sono molto attaccate ai vantaggi che gli offre l’immoralità. E, quindi, saranno poco propense ad abbandonare la cattiva strada.

Per attuare una tale soluzione, bisogna che sorgano apostoli come quelli indicati da Dom Chautard nella sua famosa opera «L’anima di ogni apostolato». Apostoli dotati di una vera vita interiore e desiderosi del Regno di Dio prima di ogni cosa, cioè la piena realizzazione della volontà divina in Cielo come sulla terra. Apostoli che trascinino col proprio esempio e con la parola spronino l’opinione pubblica, elaborando leggi di uno Stato secondo Dio, cambiando così il comportamento della gente.

Dobbiamo chiedere alla Divina Provvidenza che mandi apostoli di questo genere, e che renda l’uomo contemporaneo docile alle parole della Madonna a Fatima, nel 1917: penitenza e preghiera.

(*) Brani tratti dalla rivista "Catolicismo", Febbraio 1994. Traduzione e aggiornamenti inseri dal sito "Circolo Culturale Plinio Corrêa de Oliveira"